Phoebe Zeitgeist

A ME UN DIO HA CONCESSO DI DIRE QUANTO SOFFRO

una discesa nel verso

PRIMO STUDIO dal Torquato Tasso di Goethe

Ideazione e Regia Giuseppe Isgrò

con Daniele Fedeli

Drammaturgia Giuseppe Isgrò e Francesca Marianna Consonni

Architettura del suono Stefano De Ponti 

Visual / Scena Francesca Frigoli e Luca Intermite

Cura del progetto Francesca Marianna Consonni

 

«Ich bitte Dich, entreisse dich dir selbst!»»

Io ti prego, strappa te a te stesso!

Lo studio è l'occasione per iniziare l'esplorazione dell'opera teatrale che Goethe scrisse poco più che

quarantenne, attratto dalla figura di Tasso, il primo poeta cortigiano che, sotto la custodia e la

lusinga del potere, impazzisce a causa dei rapporti di corte e delle strategie finalizzate o interessate

dei cortigiani. L'interesse verso questo testo è per Phoebe Zeitgeist in continuità con i lavori

precedenti e in particolare con il Baal di Brecht, figura parallela e opposta di artista, irriducibile

anch'egli a gerarchie e a rapporti di utilità. Punto comune di queste due figure è infatti la dolorosa e

vertiginosa solitudine e uno sbilanciamento nel sentire, motivo di tanta forza poetica che diviene

nella vita dell'artista un auto condanna fatale.

L'idea drammaturgica è quella di ritrovare il Tasso nel pieno del suo delirio, una volta recluso

nell'Ospedale di Sant'Anna a Ferrara, devastato dagli accadimenti appena trascorsi e invaso dalle

figure che hanno determinato il suo impazzimento: il paterno Alfonso Duca di Ferrara, lo strategico

Antonio segretario di Stato, la seduttiva contessa Lenora Sanvitale e la principessa Lenora d'Este,

oggetto dell'amore squilibrato di Tasso. I versi di Goethe sono quindi ripensati come un canto

interiore, musicale e straziante, in cui risuonano le voci e lo stridore che queste voci hanno creato

nell'animo del poeta, suoni che ne hanno infine sovrastato il verso.

La ricerca destinata al primo studio si concentra proprio su questo specifico aspetto: la musicalità

della parola e del verso di Goethe, unitamente all'individuazione di una dimensione sonora che

incarni la tensione del poeta con la realtà, tirata sui nervi, come suon di nerbo, come corde che vibrando, trasmettano l'onda psichica ed emotiva di un Tasso definitivamente stordito dal potere.