Le quattro gemelle di Copi

REGIA  Giuseppe Isgrò

CON  Karin Freschi (Leila), Francesca Frigoli (Fougère), Letizia Giangualano (Joséphin), Giada Vignoli (Maria)

SCENOGRAFIA Giovanni De Francesco

SUONO E LUCI Giuseppe Marzoli, Alessandro Di Donna

COSTUMI Patrizia Moschella, Giuseppe Isgrò

VIDEO Francesca Cianniello

LUCI Giuseppe Isgrò, Giuseppe Marzoli

ORGANIZZAZIONE E CONSULENZA DRAMMATURGICA  Ondina Granato

ASSISTENZA ALLA REGIA Karin Freschi

ASSISTENZA AI COSTUMI E TRUCCO Olga Durdevic

 

La performance isterica ha per scena e come superficie di iscrizione il corpo sul quale il soggetto disloca un trauma originario esperito come incongruenza o mancanza. La performance isterica amplifica visibilmente quella mancanza costitutiva attraverso l'oscillazione, la mutevolezza, l'esagerazione dei segni. Il teatro travestito di Copi è una configurazione visibile di tale soggettività; essa si rappresenta istericamente perché assume l'isteria come strategia di auto-rappresentazione che [...] converte in godimento il centro assente della soggettività, altrimenti inacessibile alla rappresentazione.
[...] qui non si tratta di identificare chi sia il soggetto isterico, e curarlo. Si tratta invece di investire con la forza dell'isteria il discorso culturale egemonico di costruzione dei soggetti normativi.
 
Da Il soggetto "fuori di sé". Ovvero il godimento di essere isteriche.
Di Marco Pustianaz, in Il teatro inopportuno di Copi, a cura di Stefano Casi.
Titivillus, 2008
 

La nostra interpretazione de Le quattro gemelle ne esalta la componente fumettistica e irreale. I personaggi, privi di un’identità univocamente definita, si rispecchiano fra loro in una sorta di danza postmoderna in cui morte, droga, piaceri, paure, denaro e violenza si fondono autoalimentando un ingranaggio che segue i serrati tempi comici del testo, che relativizza ogni frammento di realtà, ribaltata e confutata a ciascuna mossa.
La violenza raggiunge un livello di astrazione simbolica. Le azioni dei personaggi appaiono guidate più dal delirio di un’anarchia espressiva che da prevedibili motivazioni psicologiche.
L’ambientazione è claustrofobica e decadente, dal gusto marcatamente camp (e utilizza elementi appartenenti all’immaginario pornografico), gli arredi  e le persone si sgretolano in frammenti dorati. Le scene oppongono un’estetica “punk-elisabettiana” a sonorità liriche da opera buffa (musiche: dalle composizioni da camera ad alcuni brani tratti dalle opere di Gioacchino Rossini).

Stiamo lavorando sull’esplorazione della poetica dell’autore, mirando a tradurla in un linguaggio che divenga profondamente nostro, nella spinta appassionata alla sperimentazione e all’azzardo, descrivendo con ironia la condizione di alienazione e assurdità propria della cultura occidentale post-ideologica.