BAAL

di Bertolt Brecht

 

 

ideazione, regia e scene Giuseppe Isgrò

 

 

con

 

Enrico Ballardini

 

Francesca Frigoli

 

Elia Moretti

 

Dario Muratore

 

Margherita Ortolani

 

 

musica dal vivo e suono Elia Moretti

 

 

dramaturg Margherita Ortolani

 

aiuto regia Francesca Marianna Consonni

 

assistente alla regia Paola Virgilio

 

assistente ai costumi Francesca Frigoli

 

 

Una produzione Teatro Franco Parenti, Milano

 

in coproduzione con Phoebe Zeitgeist – progetto Cantieri Bavaresi

 

e Goethe-Institut Mailand

 

in collaborazione con compagnia Odemà e ALTOfest Napoli

 

Il realismo mi sembra un errore. Soltanto la violenza si sottrae al sentimento di povertà delle esperienze realistiche. Soltanto la morte e il desiderio hanno la forza che opprime, che spezza il respiro. Soltanto l’eccesso del desiderio e della morte permette di attingere la verità. […] Si apre dinanzi alla specie umana una duplice prospettiva: da un lato la prospettiva del piacere violento, dell’orrore e della morte - esattamente quella della poesia – e, in senso opposto, quella della scienza o del mondo reale dell’utilità.

Georges Bataille

 

 

Baal è l'approdo di un percorso di ricerca dedicato a Baal (1918), primo testo di Brecht e primo vero segnale della sua identità artistica e politica: Baal è un artista sfrenato e capace, seduttivo e mortifero, sconveniente e violentemente attraente. Baal è una furia antiborghese, pura potenza in conflitto con il potere. La sua natura travolge tutti i sistemi, i comportamenti o i ruoli studiati per il mantenimento di ordine, gerarchie e distanze. La sua arte, avvolta nella fascinazione, si conduce tra la gente senza comprensione reale, corrosa dalla seduzione, in contrasto con la realtà. Mentre una forza divora e assale il sentimento e il senso comune, un'altra forza sgorga nella più totale resa, senza finalità e opportunità. Baal è costruito attorno a questa lucidità dissennata, incapace di mediazioni, ostile ad ogni sollievo o pacificazione, e alla tendenza a implicarsi ciecamente, fino alla distruzione di sé, pur rimanendo divinamente indifferente al sentimento di perdita e di conquista. Questa capacità incessante, antieconomica e urgente, racconta il modo e la condizione di fare ricerca artistica oggi.

 

Il lavoro è una tappa di Cantieri Bavaresi, un percorso condotto sui concetti, sui testi, sulle opere e sui documenti legati al lavoro di autori bavaresi che hanno scritto e operato intensamente per il teatro e per la cultura. I testi e le immagini sui quali sorge il cantiere sono di Bertolt Brecht, Rainer Werner Fassbinder, Marieluise Fleisser, Herbert Achternbusch, Werner Herzog. Questi autori hanno nutrito la poetica e la forma teatrale di Phoebe Zeitgeist. Il cantiere è costruito su un territorio comune in cui al centro è la forza erosiva, la vitalità intellettuale e la spregiudicatezza particolare con cui sono trattati i modi e i motivi del fare arte, nonché i fatti della vita intera. La linea di indagine è quella del potere e delle molteplici sue forme di esercizio, nel privato come nella vita pubblica. Baal è il primo approdo di questa ricerca e la prima dichiarazione di stile e volontà espressiva: gli attori in scena sono artisti che “non interpretano il mondo ma lo trasformano”, agenti di un cambiamento, di un evento, che pone chi guarda in un ragionamento attivo e non in un semplice godimento estetico. Questa modalità di lavoro, cara a Brecht e al teatro epico, è una delle forme scelte da Phoebe Zeitgeist per fare cultura. L'idea di attraversare Baal di Brecht è legata ad un gruppo di lavoro che costantemente, collettivamente ed individualmente, si pone il problema artistico dello sviluppo del proprio linguaggio in condizioni ostili ma con la dotazione di un' urgenza irreprimibile. In questo senso vengono lette le vicende di Baal, la sua erosione e il suo incessante percorso di perdita. Come per Baal, quindi, per fare arte divengono necessari l'abbandono definitivo del piano sentimentale, la “coscienza infelice”, e la capacità di giocare estremamente. Il linguaggio della messinscena è infatti un gioco reciproco, portato all'estremo, tra il linguaggio di strumenti musicali ed oggetti sonori e quello dei corpi in azione, in un rapporto nel quale il ruolo dell’attore e quello del musicista si scambiano, fino a confondersi o sovrapporsi. Del Baal di Brecht è accentuata e distorta la sua connotazione musicale, la sua forma di ballata dionisiaca, il rito di abbandono a un linguaggio poetico che genera un senso ambiguo. L'intera messinscena è un concerto fatto di suono, carne, intenzione, in cui gli strumenti musicali - vibrafono, batteria e sintetizzatori suonati in scena dal percussionista jazz sperimentale Elia Moretti - sono in totale continuità con gli attori Enrico Ballardini, Francesca Frigoli, Dario Muratore e Margherita Ortolani. La volontà più diretta di questo progetto e in genere di tutte le produzioni di Phoebe Zeitgeist è quella di portare il linguaggio fuori dal discorso univoco e rassicurante di narrazione e naturalità, per esplorare un luogo più capace di verità e senso, in cui ciascuno deve condursi in autonomia, in una verifica continua della propria posizione e dei propri valori.